Fidanzata dagli occhi scuri su divano antracite
Io resto ferma con le cosce tese mentre il sudore mi cola tra le scapole. La vestaglia color salvia è aperta da quando ho iniziato a muovermi. Lui tiene i polsi incollati ai cuscini come se pregasse. Fuori è buio ma la luce del lampadario rimane accesa perché non abbiamo chiuso le persiane di legno scrostate. Il mio respiro si spezza ogni volta che scendo giù e lo prendo tutto dentro. Sento il calore salirle dalle ginocchia alle tempie mentre mi guardo intorno cercando qualcosa cui aggrapparmi oltre al bordo del divano antracite logoro sui braccioli. Le chiavi della Vespa sono ancora sul tavolo dove le ha lasciate dopo cena insieme al bicchiere mezzo pieno di Negroamaro freddo. Il microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno coglie ogni ansito rotto dallo sfregamento delle cosce contro i fianchi suoi stretti nell'ombelico profondo che pulsa ad ogni mio abbassamento ritmico controllato da me stessa - decido io quando accelerare e quanto stringere lo stomaco per farlo gemere più forte - la cinepresa fissa registra tutto in ottanta cinque millimetri aperto a f due otto con fuoco sulla punta del cazzo lucido prima dello spruzzo lungo che gli cola sulla pancia tremante mentre chiudo gli occhi e trattengo un urlo mordendomi il labbro inferiore gonfio già segnato dai denti di prima - poi basta - silenzio tranne il ronzio della moka spenta sulla cucina vuota - solo questo resta dopo lo stop verbale che ho dato io col palmo destro alzato verso l'obiettivo senza voltarmi mai indietro neanche per un secondo. La stanza sa di sesso fatto bene fatto pulito fatto nostro. Nessuno parlerà domani mattina finché non avrò acceso di nuovo quella stessa macchina puntata dritta sul cuore. Il tempo ricomincia quando voglio io.