Casalinga romana in uniforme sul divano milanese
Cucina milanese, tardo pomeriggio, luce ambra filtra tra le persiane di legno scrostate. La mora romana in uniforme da casalinga sistema la moka stretta sul fornello, poi si avvia verso il salotto. Parquet consumato sotto i piedi nudi. Indossa una vestaglia color salvia aperta sul davanti, calze a rete 70 denari, perizoma in pizzo macramé. Lui in piedi, cazzo in mano, la guarda avvicinarsi. Lei si inginocchia, lo prende in bocca senza esitare. Primo ciak, macchina A con lente 85mm aperto a f/2.8, fuoco selettivo sulle labbra che si allargano. Il regista cambia angolo a metà pompino, passa a OTS dal basso. Sudore sulla nuca, bassi attutiti dal muro divisorio. Lei sceglie il ritmo, non si ferma nemmeno quando il telefono vibra sul tavolo. Ventilatore acceso a velocità due, muove i capelli sciolti sulle spalle. Si sposta sul divano, lui la gira, la prende da dietro con un solo colpo. Campo lungo dal corridoio, poi stacco a primo piano sul collo, un anello d'argento al dito anulare stringe il cuscino. La mano di lui alla gola, lei ansima, occhi chiusi, labbra umide. Poi si gira, lo cavalca con movimenti secchi. Luce chiave da sinistra, softbox a 45 gradi. Tre macchine fisse, una sul comodino. Lei sborra in faccia, lui pulisce con il dorso della mano. Silenzio, solo il rumore del ventilatore. Lei si alza, sistema la vestaglia. Nessun dialogo. Fine ciak. Il fonico chiede silenzio prima del battito seguente. Nessuna richiesta di ripresa. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera, senza guardare. La moka fischia in cucina. Nessuno si alza. Sudore sulla spalla, bassi attraverso il muro, la mano di lui alla gola. Lei annuisce.