Casalinga con occhi scuri in cucina dopo la doccia
Vestaglia color salvia scivola a metà battito, il regista cambia angolo a metà scena. Lei entra in cucina con i capelli ancora bagnati, occhi scuri fissi sul riflesso della finestra. La moka stretta sul fornello emette un sibilo sottile, il vapore si alza in diagonale sotto la luce laterale. Lui arriva da dietro, mani sui fianchi, dita che affondano nella stoffa umida. Il tessuto scivola via, spallina destra cade, sinistra resta. Lei non si gira, appoggia i palmi sul bordo del lavello, schiena inarcata. La telecamera fissa in 85mm aperto a f/2.8, profondità ridotta, sfocato il calendario appeso al muro, metà settimana, cerchiato in rosso. Il vinile fermo sul giradischi vibra appena al passaggio dei bassi. Lui slaccia i pantaloni, il cazzo esce duro, sbatte contro il culo di lei. Un gemito basso, strozzato. Lei sceglie il ritmo, guida la penetrazione con un movimento del bacino. Primo piano sul collo, sudore che cola tra le scapole. Angolazione ribassata dal tavolo, lui spinge forte, mani sui seni, capezzoli turgidi sotto le dita. Lei allarga le gambe, piedi nudi sul parquet consumato. Orecchini a cerchio dorati oscillano a ogni colpo. Il respiro accelera, le labbra si aprono, denti che mordono l'aria. Lui sborra dentro, fiotti caldi, lei stringe i muscoli. Silenzio, solo il gocciolio della moka. Lei si rialza, sistema la vestaglia, non parla. Persiane di legno chiuse a metà. Fine scena. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera, occhi bassi, sorriso trattenuto. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo. Nessun ralenti, nessun filtro. Solo luce naturale e un cambio d'abito sullo schienale della sedia.