Capelli neri bagnati sotto l'acqua calda

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Rooftop doccia esterna al secondo piano di un palazzo anni Settanta. Piastrelle grigie con fughe annerite dal tempo. Un tubo flessibile collegato a una presa arrugginita spruzza acqua tiepida su due corpi allacciati. Lei ha i capelli neri lunghi fino ai fianchi incollati alla schiena bagnata. Lui è appoggiato alla ringhiera cromata con le braccia larghe. Primo piano ravvicinato dei suoi occhi socchiusi sotto la pioggia artificiale - diffusione 1/4 sul primo piano rende i pori visibili come crateri sulla pelle arrossata dal sole del primo pomeriggio. Lei si inginocchia sul telo da bagno logoro color ottanio lasciato lì dopo il mattino precedente. Le sue labbra si aprono intorno al cazzo eretto senza preliminari - lo prende fino in gola con un movimento secco che fa sussultare lui per lo shock del piacere improvviso. Sudore, cloro mescolati sulla nuca dove le dita di lui afferrano ciuffi umidi per guidarla avanti e indietro con ritmo crescente. Ogni volta che lo tira fuori sente un filo di saliva colare lungo il mento sporco d'acqua sporca mista a calcare della condensa vecchia stile romano sudicio ed elegante insieme - persiane di legno scrostate chiudono metà balconcino laterale dove una bottiglia aperta di birra economica suda fredda accanto a una scatola di fiammiferi mezza vuota buttata là dopo cena malinconica solitaria qualche ora prima dell'incontro casuale diventato violentemente sessuale tra adulti consenzienti che non cercavano altro che questo momento crudo fatto solo di carne e bisogni elementari resistentemente mascherati da tenerezza quando invece è tutto dominanza reciproca vestita da passione disperata perché nessuno dei due sa cosa vuole ma entrambi sanno cosa gli serve adesso subito immediatamente qui sopra questi gradini rotti dove nessuno può vederli tranne forse qualcuno nei palazzi vicini che guarda dalle finestre illuminate dalla sera precoce dell'estate romana afosa pesante soffocante piena zeppa delle urla dei motorini giù nella strada stretta dove uno scooter abbandonato mostra lucchetto rotto sotto la sella strappata via durante furto andato male settimane prima mai denunciato perché qui non importa nulla se non sopravvivere giorno dopo giorno notte dopo notte così quando lui viene dentro la sua bocca gonfia lei non distoglie lo sguardo nemmeno quando deglutisce rumorosamente mentre l'acqua lava via ciò che rimane lungo le guance tirate verso il basso dai muscoli contratti dallo sforzo fisico prolungato durissimo quasi impossibile da reggere ma voluto fin dall'inizio perché era chiarissimo sin dal primo contatto visivo negli occhi nerissimi come pozze d'inchiostro versate su selci antichi senza età né storia precisa solo emozioni pure grezze animalissime primitive vere finalmente vere finalmente realizzate nel modo più diretto possibile senza mediazioni né bugie né cortesie socialmente richieste o imposte o desiderate mai comunque mai volute davvero tanto meno necessarie qui ora oggi proprio adesso mentre il sole tramonta lentamente oltre i tetti curvi della città vecchia e loro restano immobili ancora per qualche istante respirando forte uno contro l'altro appiccicaticci fradici esausti soddisfatti pienamente presenti completamente vivi totalmente liberi.