Vicina in salotto vestaglia aperta divano in velluto
Salotto, tende semiaperte, luce grigia dell'alba filtra tra le persiane di legno scrostate. Il divano in velluto tortora, un cuscino spostato, il telecomando della TV sul bordo. Lei, la vicina, si siede con la vestaglia color salvia slacciata sul petto. I piedi scalzi sul pavimento freddo, le calze a rete nere ancora intatte. Lui entra dal corridoio, si ferma a osservare. Lei non parla, abbassa le spalline. La luce del primo piano colpisce le clavicole, il sudore sottile tra i seni. Lui si inginocchia, le mani sulle cosce. Lei sceglie il ritmo, guida la pressione. La cinepresa fissa a 85mm aperto a f/2.8, inquadra il primo contatto orale. Sudore sulla fronte, respiro corto, un gemito trattenuto. Lei si sdraia all'indietro, le gambe aperte, il perizoma in pizzo macramé spostato di lato. Lui scivola dentro, angolo ravvicinato dal basso. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni ansimo. Poi lei si gira, a cavalcioni, schiena inarcata verso lo specchio dorato dietro il divano. Il riflesso mostra il movimento, i muscoli tesi, le mani di lui sui fianchi. Un bicchiere di Negroamaro sul tavolino, intatto. La moka stretta sul fornello in cucina comincia a gorgogliare. Lei chiude gli occhi, stringe i denti, il collo all'indietro. Lui accelera, i fianchi che sbattono contro il velluto. Un cambio d'abito sullo schienale, un paio di orecchini a cerchio dorati caduti a terra. Lei annuisce, lui sborra, la fronte che trema. Silenzio, solo il ronzio del frigo e il vapore che esce dalla cucina. Lei si alza, sistema la vestaglia, non dice niente. La finestra aperta, l'aria fresca dell'alba sul collo.