Segretaria quarantenne scopata sull'isola della cucina
Il piatto di ceramica scheggiata è ancora nel lavandino dalla colazione. Io sono inginocchiata sulle piastrelle fredde della cucina moderna, il perizoma nero arrotolato intorno a una caviglia. Lui mi afferra i capelli con entrambe le mani e spinge il cazzo fino in gola. Sento il sapore metallico delle sue venature pulsare sulla lingua. Respiro dal naso, gli occhi umidi fissi sul frigorifero accanto alla finestra socchiusa. Fuori si sente uno scooter salire la salita verso piazza Bologna. Il fonico chiede silenzio prima del battito ma nessuno risponde perché siamo già oltre il punto di non ritorno. Mi tira su come se pesassi niente e mi piega sopra l'isola piena di briciole, posate sporche. Le calze 70 denari si strappano ai bordi dei tacchi mentre apro bene le gambe per farlo entrare tutto d'un colpo. Sudore sulla fronte, fiato corto tra i denti serrati. Ogni spinta fa tremare il bicchiere d'acqua lasciato lì da stamattina presto - tarda mattinata romana senza sole ma calda ugualmente sotto le persiane mezze rotte. Lo sento gonfiarsi dentro proprio quando chiudo gli occhi e stringo i muscoli vaginali più forte che posso - io decido quando fermarmi. Poi viene senza tirarsi fuori, due spruzzi lunghi seguiti da altri più deboli che mi scendono lungo le cosce insieme al lubrificante a base d'acqua mischiato al mio liquido chiaro. Rimango piegata così qualche secondo mentre lui recupera fiato appoggiando le mani sui miei reni. La moka stretta sul fornello fischia da almeno tre minuti. Nessuno si muove. Solo quel rumore crescente nell'appartamento semivuoto. Io sorrido contro il granito freddo, ancora bagnata, ancora viva.