Vicina esperta in calze nere inginocchiata sul pavimento
Camera matrimoniale al secondo piano, persiane di legno scrostate lasciano entrare la luce fioca del cortile interno. Venerdì sera, silenzio rotto solo dal basso della musica dall'appartamento accanto. La vicina entra scalza, indossa una vestaglia color salvia aperta sul davanti, sotto niente se non calze 70 denari nere opache che arrivano a metà coscia. Si ferma davanti a lui seduto sul bordo del letto, lo squadra senza fretta. Lui allunga una mano, lei la blocca con un gesto secco - no, non ancora. Si inginocchia da sola, spalle larghe, clavicole tese verso il soffitto. Primo piano delle mani che slacciano la cintura di pelle marrone consumata ai lati. Poi bocca attorno al cazzo duro fin dove riesce ad accoglierlo - guancia schiacciata contro l'inguine mentre respira dal naso. Il regista cambia angolo a metà pompino, seconda cinepresa fissa dal comodino cattura ogni movimento della lingua sulla punta gonfia prima di riprendere tutto daccapo dentro la figa umida quando lo ributta giù e monta sopra cavalcioni alla pecorina col culo alto. Schiena. Curva come un arco ben tirato - lei sceglie il ritmo preciso dei fianchi avanti e indietro mentre geme piano senza trattenersi mai troppo forte né troppo dolce ma sempre controllata precisa metodica fino allo spasmo finale quando lui sborra fuori due getti densi sulla piega tra schiena e glutei uno due subito dopo che si asciuga col palmo aperto poi gira lo sguardo verso destra come se qualcosa fosse caduto per terra probabilmente le chiavi della Vespa o forse solo un bicchiere di Negroamaro rimasto mezzo pieno dalla cena precedente appoggiato sulla mensola storta del mobile antico costruito male anni settanta.