Vicina disperata in albergo cavalca selvaggia
Camera d'albergo al primo piano con tende semiaperte. La vestaglia verde acqua scivola giù dalle spalle mentre lei varca la soglia. Si ferma un attimo davanti allo specchio incrinato, sistema i capelli con una mano tremante. Lo vede seduto sul bordo del letto, lo sguardo fisso sui suoi fianchi che oscillano camminando. Si inginocchia tra le sue gambe aperte, slaccia la cintura con un gesto secco. Il cazzo esce duro dalla fessura dei pantaloni grigi, già lucido in punta. Lei ci strofina sopra il palmo lentamente prima di salirgli addosso. Cavalcata verticale da sopra, bacino che sbatte contro il suo inguine con colpi secchi e profondi. Sudore sulla fronte, respiro corto tra i denti serrati. Macchina fissa in campo medio ravvicinato da sotto il livello del letto - lente 85mm aperto a f/2.8 - illumina il pube rasato e le pieghe umide della figa che si aprono ad ogni affondo. Il regista cambia angolo a metà ciak gridando 'stacco laterale'. Ora è di spalle alla cinepresa, china in avanti coi gomiti sul materasso sfatto. Lui le tiene i seni nelle mani piene di calli da lavoro edile Milano ore otto serali sette giorni fa mai firmato contratto ma pagato bene sempre pronto quando serve lei sceglie il ritmo decide quanto veloce quanto forte quanto profondo vuole sentirlo dentro senza fretta senza finzione senza maschera solo carne nervi fiato rotto due corpi che sbattono come se non ci fosse domani scooter sotto le finestre acceso lasciato col motore acceso chiavi buttate sul tavolino accanto al bicchiere mezzo pieno di Campari sciropposo luce arancione del primo pomeriggio filtra tra gli interstizi delle persiane metalliche vibrazione del telefono spento sul comodino messaggio WhatsApp bloccato schermo nero nessuno risponde nessuno cerca nessuno sa dove sei ora o cosa stai facendo o come urlerai quando verrai stringendo i denti per non far sentire ai vicini ma tanto chi se ne fotte ormai sei qui sei nuda sei bagnata sei sua fino all'ultimo spasmo finale.