Una infermiera in uniforme color salvia scopata sul letto
Il sole entra dalle tapparelle abbassate a metà illuminando la polvere sospesa sopra il comodino dove ho lasciato gli orecchini a cerchio dorati. Mi sento già bagnata appena mi vedo allo specchio con questa gonna corta da infermiera e il perizoma in pizzo macramé che spunta dal retro. Ho acceso la sveglia per ricordarmi che è mercoledì - metà settimana - nessuno torna prima delle otto. Il microfono pinna sotto il colletto dell'uniforme trasmette ogni respiro mentre mi appoggio al bordo del materasso. Apro. Le gambe. Lui non aspetta inviti, si china subito con la lingua dritta sulla figa e io trattengo un gemito guardandomi le tette tremare nel riflesso opaco dello specchio ovale. Sudore freddo sulla nuca, fiato corto che taglia la stanza vuota. Quando si sbottona i pantaloni vedo il cazzo duro come ferro e decido io quando accelerare, tirandolo verso di me senza parlare. Lo cavalco piano all'inizio, sentendo ogni centimetro entrare fino al fondo, poi più forte quando sento i bassi della musica filtrare dal palazzo accanto. La vestaglia color salvia è caduta per terra insieme alle scarpe coi tacchi bassi da turno ospedaliero mai finite di togliere completamente. Ogni spinta fa cigolare le molle del letto matrimoniale comprato ai tempi dei miei primi stipendi verdi. Sborra dentro dopo un ringhio gutturale che registra perfetto il lavalier nascosto sotto il reggiseno aperto sul davanti - presa al primo ciak senza stacco - e resto immobile qualche secondo con gli occhi chiusi finché non sento l'odore del caffè vecchio dalla moka stretta sul fornello spento della cucina vicina.