segretaria stanca scopata in camera dopo mezzanotte

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Mezzanotte passata e la città fuori è solo un ronzio basso oltre i vetri opachi. Io mi tolgo le scarpe coi tacchi alti appena dentro la porta, le lascio lì come impronte del giorno che se ne va. La camicetta bianca slacciata fino all'ombelico rivela il reggiseno nero ancora abbottonato davanti. Il posacenere di vetro pieno sulla scrivania accanto al letto riflette la luce fioca della lampada da comodino - non acceso ma sporco di bruciature vecchie, cicche spezzate. Mi sdraio sul lenzuolo singolo steso sopra il copriletto scuro, gambe larghe subito dopo aver sentito i suoi passi fermarsi sulla soglia. Fiato corto già prima che arrivi a sfiorarmi. Lui ha la videocamera in mano destra, angolazione POV diretta tra le mie cosce aperte dal bordo del perizoma in pizzo macramé nero che tiro via lentamente con due dita della mano sinistra - lo faccio vedere bene perché so cosa vogliono vedere gli occhi là fuori ma soprattutto perché io decido quando accelerare e dove guardare mentre succede tutto qui dentro. Sento il lubrificante a base d'acqua freddo sulla clitoride prima del primo tocco vero poi caldo improvviso quando lui infila due dita dentro senza chiedere ma io annuisco forte quindi va bene così. Sudore sul collo dove preme la bocca, poi morso leggero sull'osso dell'anca. Calze autoreggenti rotolate giù ai polpacci, smalto rosso scheggiato sui talloni appoggiati al bordo del materasso. La cinepresa tiene fermo su quel punto preciso tra figa gonfia e dita che scavano mentre io sollevo i fianchi per farmelo entrare meglio nel buco più stretto. Rumore dei denti contro metallo dell'anello al capezzolo destro quando lo tira su con due dita sudate. Lavalier nascosto sotto il reggiseno capta ogni gemito strozzato, ogni volta che dico daje col fiato spezzato dalla pressione delle sue mani sui miei seni pesanti. Ogni tanto vedo riflesso nell'anta dell'armadio a specchio l'obiettivo dell'85mm aperto a f/2.8 puntato dritto nel vivo della scena - lucida, pulsante, vera. Fuori non c'è nessuno tranne noi due e quel rumore costante della moka stretta sul fornello spento da ore ma mai svuotata.