Segretaria italiana esperta nel bagno dopo lavoro
Bagno di appartamento al secondo piano con piastrelle bianche opache, lampadina tremolante sopra lo specchio incrinato. La mora entra col telefono ancora in mano vibrate silenziosa un attimo prima di posarlo vicino al lavandino accanto alle chiavi della Vespa e al bicchiere di Negroamaro mezzo vuoto lasciato lì dal venerdì sera precedente. Si sfila le scarpe coi tacchi alti uno alla volta sbattendole contro il muro poi armeggia con la cerniera laterale della gonna a matita grigia che cade ai polpacci senza bisogno di spingere. Camicetta bianca sbottonata fino allo sterno mostra seni pieni con capezzari scuri che oscillano quando si china in avanti per afferrare il bordo della tazza del water. Smalto rosso scheggiato sui polpastrelli preme contro la porcellana fredda mentre divarica le gambe nude senza mutande sotto. Macchina fissa su tripode con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 tiene campo medio ravvicinato sul viso mentre lei si infila due dita nella figa bagnata tirando fuori una striscia lucida che strofina sul clitoride in circoli stretti veloci brevi respiri nasali scandiscono il tempo poi urla soffocate quando viene sulla ceramica sporca di trucco vecchio e acqua calcarea. Il regista cambia angolo a metà spostando la cinepresa su steadicam per un'inquadratura dal basso che segue la risalita delle mani lungo le cosce fino ai fianchi larghi dove si ferma un istante prima di riprendere il movimento deciso verso l'alto. Lei sceglie il ritmo decide quando rallentare quando accelerare quando fermarsi completamente per guardare dritto in macchina occhi neri dilatati pupille fisse sulla lente come se vedesse oltre. Un cambio d'abito abbandonato sulla tenda doccia rivela un perizoma nero appallottolato tra le pieghe sintetiche ma nessuno lo raccoglie nessuno interrompe. Sudore sulla fronte cola giù fino all'attaccatura dei capelli raccolti male con forcine rotte. Luce cruda dal tubo fluorescente sopra illumina ogni imperfezione peluria pubica non depilata rughe sottili agli angoli degli occhi labbra screpolate gonfie dopo ore di succhiare cazzo immaginario o reale non importa perché qui conta solo l'intensità dello sguardo fisso alla telecamera che non mente mai. Tre ciak totalizzati due validi uno usato per montaggio finale.