Segretaria in ufficio scopata dal capo arrabbiato
Primo pomeriggio nell'open space vuoto dopo la pausa pranzo. La moka è ancora stretta sul fornello della cucina comune, mezza tazza piena di caffè freddo. Segno A, cartelletta lasciata cadere appena dentro la porta dell'ufficio privato. Costume, perizoma in pizzo macramé avorio sotto la gonna nera piegata sul bracciolo della poltrona. Battito uno, lui le slaccia il reggiseno da dietro senza parlare, mani ferme sui fianchi larghi di chi ha superato i quaranta ma tiene bene la forma. Continuità confermata - l'asciugamano umido per terra serve per pulire il sudore del collo durante i take lunghi. Telecamera fissa con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 per catturare ogni micro-espressione mentre lui entra senza fretta ma senza esitazione. Lei guida il ritmo quando si gira sulla scrivania, spinge indietro i fianchi verso di lui - chiaro richiamo al blocco tre dove aveva chiesto più pressione pelvica. Il fonico chiede silenzio prima del battito due perché si sente un clacson dalla strada sottostante - zona residenziale vicino a corso Buenos Aires, finestre semiaperte nonostante l'aria condizionata rotta da giorni. Sudore tra le scapole, fogli stampati accartocciati sotto una coscia nuda, odore di toner e profumo economico mischiato al sale della pelle viva. Tre ciak consecutivi presi allo stesso modo perché lei non sbaglia mai l'angolazione delle labbra quando prende tutto fino in fondo - specialista nel deep throat da oltre dieci anni di set Milano Nord Est - e sa come far sembrare spontanea una pompa ripetuta sei volte prima del lunch break. Taglio finale, lui sborra fuori controllando lo shot reverse su monitor esterno.