Insegnante tettona dominante su divano rosa antico
Appartamento anni Settanta ristrutturato male. Soggiorno stretto illuminato da un neon tremolante sopra l'ingresso. Divano di velluto rosa antico pieno di bruciature di sigaretta, pelucchi incollati al tessuto umido. L'insegnante entra scalza dopo aver lasciato le scarpe col tacco nell'ingresso buio. Indossa una gonna tubino nera troppo corta per i suoi quaranta compatti, una camicetta bianca semi trasparente slacciata fino allo sterno dove spuntano due capezzoli duri come sassi sotto il pizzo del reggiseno push-up bordeaux. Orecchini a cerchio dorati dondolano ogni volta che gira la testa verso destra controllando l'angolo della cinepresa posizionata sul treppiedi vicino alla libreria Ikea piena di dvd porno impolverati e romanzi Harlequin stropicciati. Dice piano ma chiaro vai giù senza guardarlo negli occhi mentre si sistema una ciocca di capelli castani con l'anulare annerito dall'anello in argento ossidato che porta sempre al dito medio sinistro - segno distintivo dalle vecchie serate ai concerti dei Litfiba nei locali fuori Roma Sud. Il ragazzo si abbassa lentamente tra le sue cosce larghe e abbronzate sudate nonostante sia febbraio inoltrato. Lei tiene una mano ferma sulla sua nuca costringendolo ad affondare più forte contro la figa già fradicia. La cinepresa principale usa un obiettivo 85mm aperto a f/2.8 per isolare il contrasto tra labbra lucide e barba ispida del giovane che raschia i polpacci ben depilati. Un secondo dispositivo registra in POV dal pavimento sporco, angolo ribassato su talloni e ginocchia sbucciate. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni respiro rotto quando urla muoviti porco muoviti senza mollare la presa sui fianchi ossuti dell'esordiente. Poi lo rovescia sulla schiena, gli blocca i polsi con una sola mano mentre con l'altra guida il cazzo dentro sé fino ai coglioni gonfi che sbattono contro lo scroto vuoto del subalterno. Sudore cola dalla tempia sinistra lungo la mascella squadrata mentre ansima piano uno due tre respiri profondi prima di sborrare copiosamente sulla pancia concava già macchiata da sperma precedente. Lei sceglie il ritmo finché non sente arrivare lo spasmo finale, poi si solleva pulendosi col cuscino di velluto stropicciato gettandolo via verso la finestra socchiusa da cui filtra solo il rumore delle auto in fondo alla strada provinciale trafficata anche venerdì sera tardi.