Insegnante esperta sotto getto d'acqua fredda

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La luce del martedì pomeriggio filtra dalle persiane semiabbassate del bagno condominiale tagliando diagonali sulle piastrelle beige cipria. Il vetro della cabina doccia si appanna subito quando accendo l'acqua fredda. Indosso ancora la vestaglia color salvia annodata male addosso mentre controllo con la coda dell'occhio che la cinepresa nell'angolo sia pronta. Respiro dal naso per non far tremare la voce. Fuori dalla tenda vedo muoversi l'ombra di lui che si spoglia lentamente. Mi tolgo tutto con gesti secchi lasciando cadere ogni capo ai miei piedi bagnati. Entro sotto il getto e chiudo gli occhi un secondo sentendo l'impatto termico sulla clavicola sinistra. Lui entra senza fretta e mi blocca contro il muro laterale con una mano tra le scapole. Non parla ma so cosa vuole dal modo in cui preme il bacino avanti. Gli afferro i fianchi tirandolo più vicino finché non sento il suo cazzo duro contro il ventre. Ruoto i fianchi piano prima di farmelo entrare dentro fino in fondo senza preparazione. Ansimo forte ma tengo gli occhi aperti fissando l'obiettivo 85mm aperto a f/2.8 posizionato all'altezza del lavabo. Il microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno ha registrato ogni respiro spezzato fin dall'inizio della scena precedente ma nessuno lo fermerà ora perché ho deciso io quando accelerare, quando fermarmi e questo lo decido io adesso così rallento tutto per sentirlo meglio pulsare dentro di me mentre scivolo giù lungo la parete bagnata portandomelo dietro nel movimento sincronizzato dei polsi alle tempie piegate all'indietro verso lo scarico dove scorre via acqua mista a saliva colata durante un pompino durato poco troppo intenso per essere ripreso nitidamente anche se avevamo impostato luci fredde da laboratorio clinico ma ormai è irrilevante perché sto venendo con denti serrati e ginocchia che tremano tenendomi aggrappata alla ringhiera interna della vasca mentre lui sborra fuori dopo avermi chiesto col fiato corto se poteva toglierselo solo un attimo prima dello spasmo finale e io ho detto sì voltandomi leggermente verso destra per mostrare bene l'espressione allo schermo principale poi sono andata a prendere un bicchiere d'acqua mezzo pieno lasciato sul bordo del mobiletto insieme alle chiavi della Vespa ancora sporche di terra umida del mattino prima di tornare al centro campo visivo per chiudere in dissolvenza naturale senza parlare né sorridere semplicemente sparendo oltre la tenda grigiastra strisciando i talloni sui listelli consumati.