Infermiera vicina smaniosa scopata nell'albergo di domenica
Io ho i capelli incollati alla tempia sinistra. La stanza sa di sapone industriale e sudore vecchio, tende chiuse ma non del tutto, luce grigia di domenica mattina filtra dalle fessure delle persiane di legno scrostate. Ho firmato il rilascio davanti alla telecamera prima del secondo ciak, poi mi sono tolta le scarpe da infermiera con un gesto lento che lui ha registrato col cellulare acceso sul comodino. Calze 70 denari con giarrettiere metallica si sono arrotolate ai polpacci mentre scivolavo giù dal letto sfatto. Il perizoma nero con ricamo laterale a V era già umido quando me lo ha abbassato coi denti. Mi ha presa in bocca subito dopo avermi girata verso lo specchio sopra il mobiletto del bagno - vedevo le mie pupille dilatate mentre lui mi allargava le natiche con entrambe le mani. Spostamento veloce al letto matrimoniale sfondato al centro, io carponi, lui dietro, spinte secche che facevano ballare la lampada sul comodino. Ho sentito il suo fiato corto sulla nuca mentre accelerava, poi quel calore improvviso lungo le cosce quando è venuto fuori tempo sulla pelle tesa dei glutei. Un minuto dopo eravamo distesi uno accanto all'altro senza parlare, solo il respiro pesante e il rumore della doccia aperta nella stanza accanto che filtrava attraverso la parete sottile. Ho fermato tutto quando ho sentito il telefono vibrare nella borsetta abbandonata vicino alla porta - non volevo interferenze durante la seconda parte della ripresa. Lui ha aspettato paziente che decidessi se continuare o meno. Alla fine gli ho indicato dove puntare l'obiettivo per inquadrarmi meglio mentre prendevo in bocca quel cazzo ancora semi-rigido dopo la pausa tecnica obbligatoria causata dallo spegnimento accidentale della batteria esterna collegata alla cinepresa principale.