Infermiera in divisa sul letto sfatto di un albergo
La stanza ha le persiane di legno scrostate che lasciano filtrare la luce grigia dell'alba. Un vassoio colazione abbandonato giace ai piedi del letto, accanto a un bicchiere di Negroamaro mezzo vuoto. Lei entra dalla porta-finestra con le scarpe bianche da infermiera ancora allacciate, i capelli raccolti male sulla nuca. Appoggia la borsa medica sul pavimento e si sbottona la camicia lentamente sotto l'obiettivo della macchina ferma su treppiede vicino alla finestra. Lui arriva dal bagno asciugandosi le mani, nudo tranne che per un paio di boxer neri logori. Le prende i fianchi e la spinge contro il bordo del materasso sfatto. Il regista cambia angolo a metà quando lei si piega all'indietro. Urla. Qualcosa in romanesco stretto - subito dopo il fonico chiede silenzio prima del battito successivo perché un tram passa sotto le finestre dell'albergo al secondo piano. La cinepresa fissa è impostata con un obiettivo 85mm aperto a f/2.8 per cogliere ogni imperfezione della pelle sudata tra le scapole mentre lui le abbassa il reggiseno e succhia forte i capezzoli fino a farla gemere senza fiato. Sul comodino una rivista usata mostra pagine piegate e macchie d'unghia rossa scheggiata sulla copertina lucida - nessuno ci fa caso ma resta dentro quadro per tutto il ciak successivo dove lei sceglie il ritmo spingendogli la testa più giù tra le cosce aperte sempre più larghe finché non sente lo scrocchio delle ginocchia sulle piastrelle fredde dell'appartamento preso al primo ciak senza prove precedenti. Sudore sulla spalla sinistra illuminato da softbox laterale mentre lui infila due dita nella figa già bagnata e scopre quanto stringe quel culo vestito solo dal perizoma bordeaux che poi strappa via con un gesto secco. Chiavi della Vespa appoggiate sopra una maglietta bianca bagnata sullo sgabello vicino alla doccia. Poi viene ripreso in campo lungo mentre sale sopra di lui sdraiato supino coi talloni che battono contro lo stipite della porta socchiusa verso il terrazzino dove ventola una vestaglia color salvia impigliata nella ringhiera. Ogni respiro pesante coincide col fuoco automatico della lente principale che segue gli spasmi dei polpacci contratti durante l'orgasmo registrato senza doppiaggio diretto.