Trio sporco davanti allo specchio dei grossi culi

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La stanza sa di sudore. Profumo. Economico, luci basse che tagliano l'ombra lungo i bordi del materasso sfatto. Lo specchio inclinato riflette tutto, i suoi seni penzoloni mentre si piega in avanti, le mie mani che afferrano le cosce larghe della mora distesa sul letto. Tre telecamere fisse, una collocata bassa per cogliere la prospettiva dal pavimento. Il mio perizoma nero è arrotolato intorno alle caviglie, ormai inutile. Lui mi prende da dietro senza fretta, cazzo grosso che spacca il buco lentamente mentre io guardo lo schermo riflesso - vedo ogni ruga sulla sua faccia quando sbatte forte. Lei tiene gli occhi aperti. Annuisce. Verso la cinepresa appoggiata sul comodino - sceglie lei quando rallentare o accelerare. Fiato corto tra i denti serrati, sento il calore salirmi lungo la schiena ogni volta che mi spinge in fondo. Un anello d'argento graffia il mio polso sinistro mentre cerco appoggio sul bordo del comò rotto. Scatola di fiammiferi mezza vuota cade dal tavolo quando lui mi solleva per i fianchi e torna dentro più duro - pecorina lenta come piace a me. Sudore sulla nuca, bassi dalla radio portatile spenta ma ancora vibrante sotto il cuscino rosso scuro. Domani mattina non ci saranno scuse né bugie - solo lenzuola macchiate e moka stretta sul fornello acceso troppo a lungo nell'appartamento vuoto al secondo piano sopra la panetteria chiusa per festività religiosa romana tradizionale conservatrice mai nominata esplicitamente ma presente nel clima generale della zona residenziale popolare del centro storico meridionale italiano dove abitiamo temporaneamente durante le riprese estive brevi ma intense fatte in condizioni climatiche elevate umide afose pesanti opprimenti quasi insopportabili se non fosse per la doccia calda dopo orgasmo multiplo prolungato fino all'esaurimento fisico totale completo assoluto definitivo senza possibilità alcuna di recupero immediato successivo.