Culo grosso unto in olio sul letto matrimoniale

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L'appartamento al terzo piano ha le persiane semiaperte, luce pomeridiana che taglia il letto sfatto. Lei, la mora con smalto rosso scheggiato, versa olio d'oliva da una bottiglia verde bottiglia sul ventre nudo. Le dita scivolano tra l'ombelico e il pube, poi si gira in pecorina, natiche sollevate, culo grosso illuminato dal sole laterale. Lui entra da dietro, cazzo in mano, lo appoggia all'ingresso, spinge piano. Il primo piano con l'85mm aperto a f/2.8 coglie ogni piega della pelle, ogni goccia d'olio che cola. Lei geme, afferra il cuscino, poi si gira e lo cavalca, vestaglia color salvia abbandonata sul comodino. Il martedì pomeriggio scorre lento, la notifica WhatsApp in pausa sullo schermo del telefono. Lui le tira i capelli, lei inarca la schiena, spinge indietro con le anche. Il regista cambia angolo a metà, passa al dolly laterale. Lei sceglie il ritmo, si alza e si abbassa con controllo. Carte da gioco sparse sul tavolino, segno di un gioco interrotto. Sudore sulla fronte, respiro corto, un gemito strozzato. La luce cala, il vapore della doccia ancora in bagno. Lei si gira su un fianco, lui entra da dietro, angolazione ribassata, olio che brilla sul culo. Finisce con un silenzio pieno, il lenzuolo stropicciato, il caricabatterie attorcigliato al piede del letto. Nessun suono, solo il respiro che rallenta. Lei si copre con un braccio, occhi chiusi, bocca socchiusa. Il silenzio parla più di ogni parola. Lei ha deciso ogni movimento. Il set è pulito, l'atmosfera greve. Niente è stato forzato. La cinepresa spegne. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera. Poi si alza, nuda, va verso il terrazzino. La città continua a vivere sotto di lei.