Culo grosso nello specchio con uniforme addosso
Bordo stanza camera da letto matrimoniale rialzato su due gradini di legno chiaro pavimento freddo sotto i talloni sudati lei indossa una vestaglia bordeaux sbottonata fino all'ombelico calze a rete 70 denari ancora intatte sopra le ginocchia piedi scalzi che scivolano sul tappeto liscio lo specchio inclinato sulla parete opposta riflette il culo gonfio disteso sotto la luce laterale che scolpisce ogni piega umida lui entra da dietro senza preliminari affonda subito fino ai testicoli lei geme ma tiene gli occhi aperti fissa l'immagine distorta delle proprie natiche tirate in fuori vestigia dell'uniforme scolastica ancora visibili sulle spalle strette gonna corta arrotolata in vita mutandine strappate da un lato lasciate penzolare come trofeo lei sceglie il ritmo muovendosi all'indietro con precisione meccanica sudore sulla fronte capelli raccolti male elastico rotto tapparelle abbassate a metà filtrano la luce domenicale del mattino nessun rumore dalla strada solo bassi attraverso il muro e il respiro spezzato dei corpi uniti lui accelera ma lei rallenta quando vuole impone pause studiate per controllare l'affondo uno stop netto quando sente montare troppo poi riparte più forte mani chiuse sui suoi fianchi larghi dita che scavano nei rotoli morbidi mentre lo specchio continua a registrare ogni vibrazione pelvi contro pelvi pelle lucida contro pelle lucida calza destra scende lentamente lungo la caviglia sinistra rimane tirata a metà coscia trattenuta dall'umidità lei annuisce allo specchio lui capisce e spara dentro senza uscire mai dal ritmo stabilito chiavi della Vespa sul tavolo vicino al telefono spento niente notifiche niente mondi esterni solo quella stanza quel corpo quel riflesso.