Culo grosso davanti allo specchio inclinato

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Salotto al secondo piano con persiane di legno scrostate mezze chiuse. Venerdì sera tardi. Una. Caffettiera vuota sul fornello spento lascia un alone bruciato. Lei è in ginocchio sul pavimento freddo di cotto antico, vestaglia color panna aperta fino ai glutei larghi illuminati dalla luce laterale che scolpisce ogni curva riflessa nello specchio inclinato. Macchina principale su treppiede con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 centra il riflesso del suo viso mentre si morde il labbro inferiore e sistema i capelli con una mano dalle unghie smaltate rosso scheggiato. Il regista cambia angolo a metà ciak, seconda macchina Steadicam parte da terra seguendo le gambe nude fino al bordo delle calze autoreggenti nere tirate a metà coscia. Lui entra nell'inquadratura da sinistra fuori asse - torso sudato che preme contro la sua schiena - mani forti afferrano i fianchi larghi e sollevano il bacino verso l'alto per facilitare l'ingresso lento nel culo gonfio già lubrificato alla perfezione con gel trasparente base acqua dosato dal grip prima del ciak uno. Sudore sulla clavicola sinistra, bassi attutiti provenienti dall'appartamento accanto, un gemito strozzato quando lui affonda tutto dentro. Tre posizioni consecutive, prima pecorina classica col busto appoggiato al tappeto, poi seduta all'indietro sulle caviglie costringendolo più in profondità, infine inginocchiata col petto premuto contro lo specchio appannandone un quadrante. Ogni stacco corrisponde a un cambio di ritmo deciso da lei che sceglie il ritmo muovendo i fianchi all'indietro come segnale silenzioso. All'ottavo movimento lui sborra forte dentro senza uscire subito tenendo pressione interna finché non sente gli spasmi interni rallentare. Silenzio improvviso tranne il respiro pesante e la cinepresa ancora accesa dieci secondi dopo lo stop formale chiamato dal fonico. Lei si rialza lentamente senza voltarsi rimettendosi la vestaglia addosso come fosse normale fine giornata.