Coppia yoga su stuoia nera pecorina intensa
L'aiuto regista chiama il punto. Macchina B a fuoco manuale su un piede nudo che scivola lateralmente sulla stuoia da yoga nera. La mora indossa solo un perizoma antracite di pizzo macramé che scompare tra le natiche larghe e tondeggianti sotto la luce laterale a quarantacinque gradi. Il suo respiro accelera quando lui si inginocchia alle sue spalle con i jeans slacciati fino al pube peloso, scuro. Il primo piano ravvicinato cattura il sudore che le cola lungo la colonna vertebrale mentre si abbassa lentamente verso il pavimento freddo del salotto milanese al secondo piano sopra una rosticceria di via Padova. Lei sceglie il ritmo muovendo appena i fianchi all'indietro per accoglierlo dentro di sé con un gemito strozzato dal diaframma contratto a ogni affondo profondo e lento come se tirasse su acqua da un pozzo secco. Il regista cambia angolo a metà della penetrazione successiva passando da campo lungo a MCU sul viso contratto di lui illuminato dal softbox sinistro mentre stringe i denti e sbatte forte facendo vibrare lo specchio inclinato appeso alla parete opposta dove si riflette anche la moka stretta sul fornello acceso della cucina aperta dove un rubinetto gocciola irregolarmente ogni sette secondi esatti come battito cardiaco sincopato registrato dal boom sopra il divano basso grigio cenere coperto da lenzuola Bassetti spaiate gettate lì dopo colazione interrotta alle undici e mezza ora legale italiana ora di pranzo ufficiale ma nessuno mangia più ormai solo sesso ruvido ripreso in tre macchine fisse incluso steadicam tra le sue gambe aperte al massimo mentre lei urla senza voce guardando dritto nella cinepresa principale montata su treppiede davanti allo scaffale dei libri usati pieni di polvere fine che galleggia nel raggio luminoso proiettato dall'85mm aperto a f/2.8 che taglia fuori tutto tranne occhi bagnati labbra screpolate mani sporche di terra sotto le unghie smalto rosso scheggiato sull'anulare sinistro orecchini a cerchio dorati dondolanti ogni volta che sbatte contro lo schienale del divano con forza crescente fino allo spasmo finale quando lui sborra dentro senza fermarsi ancora due colpi secchi poi silenzio rotto solo dalla goccia successiva.