Uniforme stropicciata in hotel notturno a luci spente
Bagno illuminato dalla luce blu polvere di un neon difettoso sopra lo specchio appannato dopo il primo round. Lei inginocchiata sul bordo vasca, ginocchia larghe contro le piastrelle fredde mentre gli tira giù i pantaloni dell'uniforme da receptionist dell'albergo notturno. Il microfono lavalier nascosto sotto il costume cattura ogni ansimo strozzato quando lui le afferra i capelli, spinge dentro senza preavviso. Transizione rapida sul tatami del salotto stretto, due telecamere fisse registrano da angoli opposti - una dal comodino con softbox a quarantacinque gradi, l'altra fissa dall'alto col grandangolare coperto da tenda semiaperta. Lei ferma la scena per sistemare il costume prima del terzo blocco dicendo chiaro 'ok ripartiamo'. Illuminazione indiretta con diffusione un quarto attenua i contorni ma non nasconde il sudore che cola tra le scapole mentre torna carponi verso di lui. Bottiglia d'acqua mezza vuota accanto al telecomando vibra leggermente al passaggio di un tram fuori dalle finestre sigillate. Collana sottile d'argento si conficca nella nuca ogni volta che abbassa la testa - segno visibile all'ingrandimento successivo. Il respiro cambia ritmo quando entra nel culo senza lubrificante extra - solo saliva, pressione costante fino allo sbocco caldo che finisce sulle cosce tremanti. Prima luce grigia filtra dalle persiane alle sei e diciassette precise ma nessuno si muove ancora distesi uno addosso all'altro come se dormissero ma occhi aperti fissano il soffitto screpolato dove una macchia di umidità ha forma di penisola italiana vista da nordovest poi silenzio totale rotto solo dal ticchettio intermittente della doccia che perde.