Thailandese in pecorina su letto d'albergo

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Hotel di Bangkok, camera singola al quarto piano, tende chiuse ma luce calda della lampada da comodino che filtra sulle piastrelle scure. Lei, thailandese, vestaglia ecru aperta sul davanti, si inginocchia sul letto matrimoniale, ginocchia larghe, busto abbassato, mani sul cuscino. Lui entra da dietro, cazzo in mano, guanto di lattice già infilato. La telecamera fissa in campo medio riprende il primo contatto, inquadratura stretta sul culo rotondo, pelvi sollevata. Il fonico chiede silenzio prima del battito, niente rumore di fondo. Lei sceglie il ritmo, spinge indietro contro di lui, schiena inarcata, respiro corto. Lui afferra i fianchi, entra fino in fondo, spinte lunghe, piene. Sudore sulla nuca, un rivolo lungo la spina dorsale. La vestaglia scivola a terra, tessuto leggero accanto alla calza a rete rimasta attorcigliata a una caviglia. Tre macchine fisse, una sul comodino con diffusione 1/4 sul primo piano del viso mentre geme senza voce. Poi cambio angolo, inquadratura dal basso, cazzo che scivola fuori lucido, palle piene. Lui si ferma, la gira, la mette supina, le gambe larghe, piedi sul materasso. Primo piano sul cazzo che sbatte, poi inquadratura larga sul letto sfatto, lenzuola chiarite dal sudore. Mezzanotte passata, l'aria condizionata al massimo, un refolo freddo sulle cosce bagnate. Lei allarga ancora, dita che afferrano le sbarre di ferro della testiera. Lui viene sul ventre, schizzi lunghi, bianchi, uno colpisce l'ombelico. Caffettiera vuota sul fuoco, mai accesa. Silenzio, solo il respiro che calma. Lei chiude gli occhi, mano sul collo, un anello d'argento al dito medio.