Uniforme scolastica strappata su pelle minuta

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Io ho i polsi legati dietro alla testiera di ferro battuto. Il mio respiro entra corto tra i denti. La sua mano mi tira su per il mento. Mi guarda mentre si sfila i pantaloni con lentezza esagerata. L'uniforme blu scura ha bottoni piccoli che non riesco ad aprire coi denti. Sento il calore del suo cazzo contro la guancia sinistra. Poi lo prendo in bocca fino in fondo senza respirare. Le mie labbra sono gonfie dopo tre minuti netti. Lui si ferma solo per far girare la cinepresa sul cavalletto pieghevole vicino all'armadio. Telefono in carica sull'armadio lampeggia notifica WhatsApp bloccata su 'Domenica mattina ore undici'. Io decido quando abbassare le mutandine nere di pizzo macramé strette ai fianchi. Spingo indietro col bacino finché non sento le sue dita aprirmi dalla parte interna delle cosce. Il microfono pinzato sotto il colletto registra ogni ansimo acuto quando mi penetra da dietro inginocchiata sul copriletto stropicciato. Reggiseno a balconcino tortora rimasto attaccato a una spalla sbatte contro la parete ad ogni colpo forte. La luce della finestra filtra tra le persiane semiaperte illuminando una moka mezza piena sul fornello spento da ore. La videocamera fissa a cinquanta millimetri riprende tutto dal basso verso l'alto accentuando il solco tra seno. Clavicola. Sudati. Fiato cortissimo quando viene dentro al preservativo tenendomi ferma per i capelli raccolti male sulla nuca sporca di trucco sfatto e saliva secca intorno agli angoli della bocca aperta come se avessi gridato qualcosa che non ricordo più nemmeno io poi gli occhi chiusi e un brivido lungo la schiena nuda fino alle vertebre sacrali.