Uniforme blu polvere strappata nella doccia stretta
Doccia angusta con piastrelle grigie opache, rubinetto che gocciola fuori campo. Io mi spoglio piano sotto il getto tiepido, acqua che cola sui fianchi mentre slaccio l'uniforme blu polvere con bottoni dorati. Le mani dei due uomini arrivano insieme da direzioni opposte - una bocca già sulla mia figa, lingua larga e insistente tra le grandi labbra gonfie. Lui dietro preme un dito nel mio buco del culo senza chiedere, ma io sollevo appena la mano destra per dire rallenta quando sento troppo bruciore alla cervicale. Acqua mista a sudore scivola lungo la schiena curva verso il basso. Il microfono lavalier infilato nel bordo del reggiseno si impiglia quando lui strappa via tutto dopo il primo orgasmo gridato. Illuminazione laterale a LED caldo a 3200K filtra attraverso vetro smerigliato fissato al telaio della cabina - ombre nette sul petto ansimante e sulle cosce tremanti. Terzo uomo entra in campo inginocchiandosi davanti ai miei piedi nudi, cazzo duro puntato in alto verso la telecamera fissa montata sopra lo specchio appannato. Bicchiere d'acqua mezzo pieno resta sul lavandino accanto al tubetto di Colgate aperto da stamattina. Venerdì sera alle otto e quarantadue minuti qualcuno urla stop perché ho tossito forte col naso pieno d'acqua calda in faccia ma riprendiamo subito dopo aver asciugato l'obiettivo frontale col panno morbido verde bottiglia tenuto sempre pronto sotto il mobiletto dei medicinali. Sudore freddo sulla nuca dove lui tiene ferma la presa mentre sborra dentro fino in fondo costringendomi ad aprire bene le gambe per non far uscire nulla. Lei chiama fine solo quando decide che ha avuto abbastanza.