Thailandese in uniforme scopata sul divano
Divano basso in vimini sotto la luce calda della lampada da comodino verde bottiglia. La thailandese inginocchiata sul pavimento di legno chiaro muove la testa avanti e indietro intorno al cazzo gonfio che pulsa tra le labbra umide. Primo piano ravvicinato delle narici dilatate ogni volta che il glande sfiora la gola profonda. Lei solleva lo sguardo verso l'obiettivo mentre lo tiene tutto dentro respirando dal naso poi si tira indietro con un filo di saliva lungo il mento che cade sulla maglietta bianca stropicciata ai piedi del mobiletto basso. Il regista cambia angolo a metà per catturare la scena dal corridoio buio con luce chiave riflessa dallo specchio ovale appeso alla parete opposta dove compaiono i loro corpi distorti come fossero altrove ma non lo sono mai stati così vicini al limite fisico reale del piacere controllato e violentemente sincero quando lui afferra i fianchi stretti e la trascina sul divano imbottito coperto da una stoffa sintetica lucida che fruscia ad ogni spinta secca dei suoi addominali contro le natiche tondeggianti coperte solo dal perizoma nero che ora giace arrotolato intorno alla caviglia sinistra insieme alle calze autoreggenti trasparenti strappate durante il passaggio precedente nell'ingressino minuscolo dove erano finiti prima contro la mensola piena di foto incorniciate polverose mai guardate veramente fino a questo momento preciso mentre fuori dalle persiane socchiuse arriva il rumore intermittente dello scooter acceso male due piani più sotto nel cortile condominiale milanese tipico degli appartamenti vecchi ristrutturati male ma abitati bene perché qui ci si vive senza recite sociali né maschere imposte dai ruoli lavorativi o familiari anzi proprio grazie all'abbandono totale della figura professionale rappresentata dall'uniforme grigia slacciata sui seni sodi tenuti su solo da un reggiseno push-up beige logoro ai bordi cucito male come quelli comprati online pagando poco sperando molto ed effettivamente funzionano meglio del previsto specialmente quando lei sceglie il ritmo rallentando apposta per farlo impazzire costringendolo a fermarsi un secondo tre secondi cinque secondi prima di riprendere tutto daccapo questa volta girandosi supina con le gambe larghe ben oltre i braccioli laterali del sofà troppo piccolo per contenere quel tipo di energia sessuale così pura così sporca così vera tanto che neanche la caffettiera vuota lasciatasi bruciare completamente sul fornello acceso della cucina semiaperta visibile attraverso l'arco dipinto male riesce a distrarre dalla concentrazione massima richiesta da quella posizione complicata ma efficacissima vista dal basso tramite cinepresa posizionata direttamente sul tappeto orientale consumato nel mezzo esattamente dove poche ore prima era stato servito l'aperitivo formale con gli amici fintamente colti, moralisti incapaci di immaginare nemmeno minimamente cosa sarebbe accaduto subito dopo quando tutti se ne fossero andati finalmente via lasciano libero campo libero corpo libero tempo libero desiderio vero finalmente espresso senza filtri né vergogna alcuna fino allo spasmo finale accompagnato da un gemito prolungato soffocato nel cuscino rosso macchiuciolino poi silenzio rotto solo dal ticchettio metallico della moka stretta ormai fredda.