Thailandese domina giapponese in monolocale stretto

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Monolocale stretto, luce calda di lampada da comodino illumina il parquet scuro. La thailandese si inginocchia sul tappeto sottile, vestaglia color salvia scivolata fino alla vita, seni nudi, unghie laccate di rosso scheggiato. Il giapponese siede sul bordo del letto, gambe aperte, cazzo eretto in mano. Lei apre bocca, ingoia fino alla base, guancia sinistra si infossa al primo colpo. Sudore sulla fronte, respiro regolare. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Lei sceglie il ritmo, non si affretta, tiene gli occhi aperti. Orecchini a cerchio dorati oscillano a ogni movimento. Il regista cambia angolo a metà, passa al 85mm aperto a f/2.8 per il primo piano della gola che si espande. Lei si ritrae, saliva che cola sul mento, poi riprende con più pressione. Lui afferra il lenzuolo, dita contratte. Lei alza il viso, lo fissa, poi scivola su di lui, a cavalcioni. Pelle contro pelle, respiro che accelera. Il libro resta sul comodino, occhiali da sole appoggiati sopra, montatura nera. Moka stretta sul fornello, vapore che inizia a uscire. Lei si muove in cerchi lenti, poi più veloce, schiena inarcata. Lui le palpa i seni, succhia un capezzolo. Un cambio d'abito sullo schienale della sedia, perizoma nero abbandonato a terra. Lei ansima, si ferma un istante, riprende. Il battito finale arriva con lui che sborra sulla pancia di lei, bianco denso che cola tra gli addominali. Lei lo guarda, senza sorridere. Martedì pomeriggio, silenzio dopo il taglio. La cinepresa continua a girare per tre secondi. Lei si alza, chiude la vestaglia. Nessuno parla. Il segno della mano di lui resta sul fianco destro.