Studentessa giapponese in perizoma verde bottiglia sul tatami
85mm aperto a f/2.8, luce chiave da lampada da comodino con gel ambrato. La studentessa giapponese in perizoma verde bottiglia si siede sul tatami, schiena dritta, occhiali da sole sopra un libro di testo aperto. Il primo uomo entra in campo da destra, ginocchia a terra, cazzo già duro in pugno. Lei si gira lentamente, lo guarda negli occhi, annuisce. Il regista cambia angolo a metà, passa al dolly laterale. La telecamera fissa dal basso inquadra il primo colpo, lui la penetra da dietro, spinta lunga, testa del cazzo che sparisce tra le natiche. Lei emette un grido secco, mani sul pavimento, schiena inarcata. Il secondo uomo si inginocchia davanti, cazzo puntato verso la bocca. Lei lo prende in bocca senza esitare, pompando con la guancia piena. Sudore sulla fronte, labbra lucide di saliva. Tre macchine fisse, una sul comodino, una a mano, una in alto. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Lei sceglie il ritmo, alza, abbassa il bacino, guida le spinte. Il primo uomo sborra sul collo, schizzi bianchi sulla pelle scura. Il secondo le inonda la faccia, un filo lungo dal mento all'orecchio. La moka stretta sul fornello fischia in sottofondo. Lei si pulisce con il dorso della mano, si alza, cammina nuda verso il bagno. Nessuna parola. Solo il respiro pesante e il vapore dal water aperto. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni ansimo. Carta riflettente sotto il mento per evitare ombre dure. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera, occhi asciutti, voce ferma. Fine riprese. La vestaglia color salvia è appesa alla maniglia. Un cambio d'abito sul pavimento. Sudore sulla spalla, bassi attraverso il muro, la mano di lui alla gola. Lei annuisce.