Mora asiatica in uniforme scolastica timida

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L'appartamento ha luci basse e odore di caffè vecchio. La moka stretta sul fornello emette un sibilo intermittente. Un paio di occhiali da sole giace sopra un libro aperto vicino al termosifone. Il venerdì sera filtra dalle persiane semiabbassate come una promessa spenta. Lei è la mora asiatica in uniforme scolastica blu navy con cravatta a righe diagonali. Indossa collant trasparenti e scarpe basse con fibbia metallica. I capelli corvini sono raccolti in una coda bassa tenuta da un elastico viola. Si siede sul divano beige, schiena dritta, mani incrociate sulle cosce. Lui entra dalla porta del salotto, maglietta bianca bagnata sotto le ascelle, pantaloni grigi larghi. Si inginocchia davanti a lei senza fretta. Le sfiora i polpacci con le nocche, sale lungo le ginocchia fino all'orlo della gonna plissettata. Le labbra si incontrano in un bacio umido che rompe il silenzio del palazzo. La lingua di lui cerca resistenza, trova respiro corto ma apertura totale. Le mani di lei slacciano la cravatta mentre lui abbassa le mutandine bianche oltre le caviglie. Il primo piano è preso con obiettivo 85mm aperto a f/2.8, fuoco selettivo sugli zigomi illuminati dal neon arancione dell'insegna esterna. Scivolano insieme sul tappeto di velluto panna macchiato all'angolo sinistro da qualcosa che non si identifica subito ma sa di vino rosso versato giorni prima. Lui la prende da dietro dopo averla girata con delicatezza ma decisione. Le dita dei piedi si arricciano quando sente il cazzo entrare senza esitazioni. Sudore sulla nuca, ansimi sincopati contro lo specchio pieno altezza fissato alla parete. La cinepresa secondaria registra tutto dall'alto tramite supporto magnetico attaccato al soffitto. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni gemito strozzato. Ogni volta che rallenta è perché lei sceglie il ritmo. Non ci sono pause imposte. Arriva uno stop netto quando chiede di cambiare inclinazione della telecamera fissa accanto alla libreria laccata rossa. Un secondo ciak parte immediatamente dopo. Conclude con la fronte appoggiata al muro freddo mentre lui sborra tra i solchi delle natiche nude.