Filippina arrapata in hotel notturno sabato sera

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Notifica WhatsApp in pausa sul comodino accanto al caricatore USB rotto. La filippina varca la soglia della stanza d'albergo sabato sera tardi, occhi lucidi sotto la lampada da comodino gialla. Vestaglia grigio perla slacciata fino all'ombelico cade ai suoi piedi scalzi mentre si siede sul bordo del letto matrimoniale con molle cigolanti. Lui esce dal bagno con l'asciugamano bianco arrotolato appena sotto i fianchi larghi sudati dalla doccia calda. Avanza verso di lei senza fretta, ginocchia che premono tra le cosce nude della donna distesa sulla trapunta sintetica blu scuro macchiata all'inguine da un precedente ciak preso al primo tentativo - il regista cambia angolo a metà gemito girando su un treppiede bloccato vicino alla finestra socchiusa affacciata su Manila notturna illuminata dai neon rossi dei karaoke bar lungo Rizal Avenue - lente Canon EF 85mm aperto a f/2.8 tiene fuoco stretto sugli zigomi tirati quando lui le infila due dita dentro la figa bagnata fino alle nocche e succhia forte il labbro inferiore gonfio come se dovesse strapparlo via - lei sceglie il ritmo muovendo i fianchi avanti e indietro ansimando parole spezzate in tagalog miste a italiano sporco tipo dài cazzo fammi sborrare mentre gli artigli delle mani graffiano la pelle umida tra le scapole - riprese continue senza taglio diretto dall'inizio alla fine col microfono lavalier nascosto nel taschino della vestaglia abbandonata sulla sedia pieghevole di plastica bianca accanto allo zerbino logoro col logo dell'hotel cancellato col pennarello nero - poi inversione posizione, lei sale sopra cavalcioni ruotando i glutei stretti sul cazzo duro come cemento tenendosi aggrappata al lenzuolo stropicciato color cenere lasciato dal turno precedente - odore acre di lubrificante economico mescolato al profumo dolciastro degli incensi spenti nel portacenere pieno di cicche - terzo piano visivo, entrambi inginocchiati contro la testiera imbottita mentre lui le martella il culo da dietro con spinte secche che fanno tremare il quadro storto appeso al muro screpolato dove campeggia una stampa sbiadita dei fiordi norvegesi comprata al mercatino delle pulci vicino Intramuros.