Femmine asiatiche unite nell'umiliazione post turno

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Cucina stretta dopo mezzanotte passata. Luci al neon verde acqua sopra il lavello illuminano piastrelle bianche crepate ai bordi. Una caffettiera vuota sul fuoco spento, odore di bruciato antico nell'aria ferma. La filippina in uniforme blu navy con cravatta a righe verticali sta appoggiata al bancone di formica laccato nero, mani tremanti sul bordo mentre la giapponese le cammina intorno come un predatore silenzioso. Orecchini a cerchio dorati dondolano a ogni passo deciso sul pavimento freddo di cemento levigato. Le sfila la camicia dai pantaloni con un gesto secco, bottoni che saltano uno dopo l'altro finché non cade aperta sulla schiena sudata. Mani fredde risalgono lungo i fianchi fino ai seni contenuti nel reggiseno bianco rinforzato - lavalier nascosto sotto il tessuto registra ogni respiro corto, affannoso prima del contatto diretto. Lo specchio a figura intera riflette tutto, occhi serrati della subordinata, labbra socchiuse della dominante che morde piano un capezzolo turgido attraverso il cotone bagnato del reggiseno strappato via all'ultimo istante. Calze autoreggenti nere con rete fine si arrotolano leggermente alle ginocchia durante la pressione contro lo stipite laterale del mobile basso dove viene piegata in avanti senza preavviso né gentilezza alcuna - solo necessità fisica pura e violentemente sincera tra due corpi che non mentono mai quando parlano col cazzo dentro o una mano alla gola premuta appena oltre il limite consentito ma mai oltre quello desiderato perché lei sceglie il ritmo. Indica. Col pollice sinistro quanto profondo deve andare quel dito medio infilato nella figa già fradicia dalla tensione accumulata nei giorni precedenti le corna confessate per messaggio vocale ascoltato ore prima su quel telefono posato accanto alla moka sporca ancora tiepida dal caffè bevuto insieme alle ventitré e diciassette precise secondo l'orologio digitale rotto sopra la dispensa chiusa con lucchetto arrugginito dello stesso colore delle scarpe basse coi tacchetti consumati dall'uso quotidiano nelle corsie degli hotel internazionali dove fingono professionalità impeccabile anche quando scoprono clandestinamente tra turnazioni notturne e stanze lasciate aperte per errore voluto da entrambe le parti coinvolte emotivamente ma non sentimentalmente legate tranne che nel bisogno reciproco di umiliazione controllata espressa tramite ordini secchi impartiti in lingue miste comprese soltanto da chi ha imparato ad ascoltare col corpo più che con le orecchie attente solo alle parole dette fuori contesto sessuale estremamente focalizzato su potere invertito temporaneamente grazie all'esibizione pubblica privata registrata con obiettivo Canon EF 85mm aperto a f/28 montato su treppiede davanti alla finestra oscurata da tendaggi pesanti color velluto bordeaux impolverati negli angoli superiori dove ragno tessitore ha costruito tela invisibile finché non ci batte contro moscerino attratto dalla lampada economica rimasta accesa tutta notte senza spegnersi mai neanche per un singolo istante mentre movimenti acceleravano fino allo sborrare caldo proiettato deliberatamente sul retro coscia destra coperta parzialmente dal perizoma strappatosi accidentalmente durante ultimo scivolamento laterale causatosì dall'appoggio instabile dovuto presenza cavo alimentazione telecomando televisore abbandonatovi mesetto prima durante altro episodio simile ripreso però cancellatosì subito dopo visioning preliminare poiché qualità immagine risultava scarsissima rispetto standard richiestici settimanalmente dagli operatoridelsettoredelcontenutorealisticofattoincasa.