Donna minuta scopata sul pavimento di legno scuro
Otto cinquantacinque millimetri aperto a f/2.8 per isolare il bacino contro il parquet scuro. La mora asiatica minuta giace supina, perizoma nero tirato da parte, dita affondate nei listelli freddi. Lui entra da dietro con ginocchia piegate, addominali contratti ad ogni spinta. Sudore sulla nuca, respiro spezzato quando inclina il collo verso la lampada color tabacco accesa nell'angolo sinistro. Tre macchine fisse, master dall'alto, OTS laterale. Close.-up sull'inguine dove la pelle si arrossa sotto i colpi di cazzo. Il regista cambia angolo a metà ma lei sceglie il ritmo tenendo i talloni piantati nel tappeto orientale logoro. Chiavi della Vespa sul tavolo basso vibrano appena al passaggio del tram fuori dalla finestra socchiusa. Ombre lunghe proiettate dalle persiane alle sei e diciassette del mattino - alba romana filtrata da tende trasparenti ingiallite dal tempo - illuminano granelli di polvere in sospensione sopra i loro corpi uniti. Lubrificante a base d'acqua lucido sui testicoli che sbattono contro le labbra gonfie della figa stretta come una morsa calda e pulsante che risucchia ogni volta che lui esce quasi del tutto prima di rientrare duro fino in fondo alla gola dell'utero facendole emettere un gemito strozzato mentre afferra le proprie cosce aprendosi ancora di più senza bisogno di indicazioni perché sa esattamente cosa vuole e come prenderlo finché non sente lo spruzzo caldo riempirla dentro mentre continua a muoversi avanti e indietro impalata fino all'ultima goccia prima di lasciar cadere la testa all'indietro con gli occhi chiusi e un sospiro lento che taglia il silenzio improvviso dopo lo stop.