Camera d'albergo luci basse corna pubbliche
Lampada da comodino accesa ore otto, mezza luce calda antracite sulle lenzuola sgualcite ventilatore acceso a velocità due vibrazioni lievi sulla parete opposta specchio incrinato riflette il bordo del letto donna asiatica mora occhi lucidi labbra sporche di rossetto sciolto si sfila il perizoma nero lo lascia cadere tra le ginocchia l'uomo entra dalla porta secondaria senza bussare fiato corto mani sui fianchi la spinge giù sul materasso primo piano ravvicinato su collo tendini contratti sudore tra le scapole ottanta cinque millimetri aperto a f due otto profondità campo ridotta solo pelle e ombra controluce dal bagno semiaperto riflettore rimbalzato dal soffitto bianco riempimento negativo laterale sinistro enfatizza cavità addominale lei respira forte non parla lui afferra i capelli tira indietro la testa entra dentro senza premessa colpi secchi pelvi contro pelvi rumore umido battito accelerato cinepresa registra da tre angoli fissi una mobile sulla spalla operatore segue movimento verticale lei solleva un braccio tocca lo specchio ferma tutto dice questa va bene così poi gira faccia al muro glutei sollevati lui aumenta ritmo artigli nelle cosce telecamera centrale zoom dolce fuoco dal capezzolo destro alla nuca lei sceglie il ritmo decide quando accelerare quando fermare notifica WhatsApp in pausa sul comodino messaggio bloccato audio spento finestra chiusa persiane abbassate odore di sigaretta fredda aria condizionata rotta silenzio tra un colpo e l altro solo respiro e motore del ventilatore che pulsa come un cuore stanco fine sequenza taglio netto senza sborrata finale.