Vestaglia aperta martedì pomeriggio calze rotte
Notifica WhatsApp in pausa' sullo schermo del cellulare capovolto vicino alla sveglia digitale - ore 14, 32 di martedì pomeriggio - luce grigia da persiane semiabbassate filtra sulla moquette scolorita. Vestaglia color salvia aperta fino all'ombelico, lascia scoperta la pelle sudata tra i seni. Calze nere a rete si rompono al battito X quando lei divarica le gambe per farlo entrare più vicino. Il fonico chiede silenzio prima del battito - tre telecamere fisse registrano da angoli diversi ma solo una mobile segue il movimento della bocca lungo la coscia interna. Lei sceglie il ritmo - non lo tira su né lo respinge - tiene gli occhi fissi sulla cinepresa mentre lui le slaccia il reggiseno con un gesto secco. Perizoma nero opaco finisce sotto i talloni scalzi dopo due tentativi goffi di sfilarlo senza interrompere la pressione della lingua sul clitoride. Sudore sulla fronte, respiro spezzato in sincronia col frigo che parte ogni due minuti nella stanza accanto. Calze 70 denari strappate al ginocchio sinistro mostrano una cicatrice vecchia sotto l'elastico logoro - richiamo visivo al blocco precedente mai spiegato ma presente per continuità narrativa. Orecchini a cerchio dorati oscillano quando lei sbatte la testa all'indietro contro la testiera imbottita macchiata di rossetto, saliva secca. Lui cambia angolo senza direzione verbale - semplice spinta delle anche verso l'alto per guidare la penetrazione più profonda - ripresa dal basso coglie ogni spasmo dei glutei contratti sotto la maglietta bianca bagnata appallottolata intorno al collo come feticcio improvvisato. Set design ridotto all'osso, bottiglia d'acqua mezza vuota sul comodino, caricabatterie USB staccato dal muro, lenzuola Bassetti spaiate arrotolate ai piedi del letto matrimoniale sfatto da giorni.