Casalinga tradita scopata dal marito dell'amica
Io sento il linoleum freddo sotto la schiena quando mi abbasso sul pavimento del salotto. La vestaglia color panna è aperta fino all'ombelico ma non me la tolgo mai del tutto - resta lì come una promessa rotta. Fuori dalla finestra uno scooter passa col motore acceso troppo a lungo per essere un caso. Dentro c'è solo il rumore del rubinetto che gocciola in cucina - tic tic contro lo smalto bianco della bacinella - e il mio respiro che accelera appena lo vedo entrare dalla porta secondaria. Non dice niente neanche stavolta però so già cosa vuole dalle mani che tremano sui jeans slacciati. Mi sollevo sui gomiti mentre lui si inginocchia tra le mie cosce e comincia a leccarmi con quella lingua precisa che sa dove farmi fremere senza chiedere permesso perché ormai lo conosce il mio corpo meglio di mio marito. Gli prendo la testa e la spingo forte contro la figa finché non ansimo con gli occhi chiusi e i talloni piantati nel tappeto logoro. Poi mi giro a pecora lentamente - io decido quando rallentare - ed entro subito dentro di me col cazzo duro dopo averlo lubrificato col saliva sua mischiata al mio succo caldo. Sudore sulla fronte, bassi dal telefono posato sul tavolino, odore di caffè vecchio misto al muschio dei nostri corpi uniti. Tre ciak presi così senza montaggio. Focale fissa a 50 mm per non perdere nulla dei gemiti strozzati. Telecamera mobile appoggiata sullo stipite della porta registra ogni movimento irregolare delle anche. Ho ancora le mutande strappate in tasca ricordo preciso del primo giorno. Moka stretta sul fornello spenta da ore ma nessuno se ne accorge più tranne me che guardo l'orologio pensando al martedì pomeriggio sempre uguale mai noioso mai previsto mai giusto.