Uniforme stropicciata. Pompino. All'alba in salotto.
Io sento il rumore del mio respiro spezzato contro la stoffa ruvida della sua giacca. Le palme mi si bagnano subito appena vedo l'uniforme slacciata fino a metà petto. Lui entra dal portoncino blindato sbuffando vapore nell'aria gelida delle sei del mattino. Non parla. Si limita a poggiare gli occhiali da sole sul tavolino dove ci sono carte da gioco sparse e un bicchiere di amaro ancora mezzo pieno. Il microfono nascosto nel taschino della camicia registra ogni sospiro mentre mi abbasso lentamente ai suoi piedi. La telecamera fissa su treppiede a mezza altezza riprende tutto senza tagli - angolo largo poi primo piano dei miei denti che sfiorano la punta gonfia del cazzo già duro dentro i pantaloni blu navy. Sposto il perizoma nero stropicciato sotto il ginocchio sinistro per non sporcarlo mentre lo prendo fino in gola. Lui geme ma non spinge - so che aspetta un cenno mio prima di accelerare. Fuori le prime luci dell'alba tingono di ambra le tende strappate del secondo piano dove abitiamo da due mesi senza contratto vero né mutuo firmato. La moka stretta sul fornello spento ha lasciato una pozza secca sul fondo della cucina che puzza di caffè vecchio, sudore maschile misto a dopobarba economico. Quando decido io di fermarmi sollevo lo sguardo verso i suoi occhi rossi - lui annuisce appena e io resto ferma col fiato caldo sulla punta umida del glande pulsante senza muovermi né deglutire né piangere perché questa è casa nostra ed è tutto reale come deve essere. Lei decide quando fermarsi e solleva lo sguardo per conferma. Sudore sulla spalla destra dove preme il muro. Bassi distorti attraversano il muro dal vicino sveglio pure lui troppo presto. Un campanello d'allarme vibra nel cellulare acceso sul divano ma nessuno dei due si gira. Io resto inchiodata col naso contro l'elastico dei boxer grigi finché lui non dice 'basta così' con voce rauca come dopo ventiquattro ore di pattuglia notturna. Poi si china piano mi bacia la fronte sale sulla nuca poi va via senza chiudersi nemmeno bene la zip. Io resto seduta sui talloni col viso lucido e le labbra gonfhe guardando fuori dalla finestra dove uno scooter parte rumoroso sotto le grate abbassate. Il cielo ora è chiarissimo sopra i tetti romani sporchi di smog antico.