Studentessa in albergo prima volta pecorina
Piatto di ceramica scheggiata sul comodino, accanto a un bicchiere mezzo pieno e chiavi del motorino. La studentessa si siede sul bordo del letto, vestaglia beige cipria ancora allacciata. Telecamera mobile con riflessi del cellulare sul vetro. Lei scioglie il nodo in vita, stoffa che scivola giù sulle anche. Calze a rete si fermano a metà coscia, smalto rosso scheggiato sul pollice destro. Lui in piedi, la guarda senza toccare. Lei sceglie il ritmo. Primo contatto, mano di lui sulla nuca, spinge piano. Bacio asciutto, poi più profondo. Si spostano contro il muro, spalla di lei sbatte leggermente. Angolo stretto, inquadratura a mezza figura. Lei si gira, dà le spalle, si piega in avanti. Pecorina sul letto, ginocchia sulle lenzuola spaiate. Lui entra senza fretta, mani sui fianchi. Sudore sulla schiena, respiro corto. Lubrificante a base d'acqua sul comodino, usato in quantità minima. Ogni spinta più decisa, rumore di pelle su pelle. Lei afferra il cuscino, lo stringe. Telecamera fissa da tre metri, lente 85mm aperto a f/2.8. Secondo piano sul collo, vena che pulsa. Lui sborra fuori, mano destra ferma il cazzo. Silenzio, solo il rumore del ventilatore sul soffitto. Lei si rialza, sistema i capelli. Nessun dialogo. Sabato sera tardi. Nessun bisogno di parole. Il regista cambia angolo a metà, segno di taglio netto. Fine scena. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera, occhi dritti in lente. Blocco due, ricomincia da inizio posizione. Orecchini a cerchio dorati tintinnano appena. Nessun richiamo verbale. Solo gesti. Solo corpi. Solo tempo reale.