Prima volta italiana su divano sfondato martedì pomeriggio
Il martedì pomeriggio pesa come un mattone nel salotto buio. Persiane mezze chiuse lasciano strisce di sole sui fianchi della mora distesa sul divano. Indossa un perizoma in pizzo macramé verde bottiglia che le taglia il culo a metà. Calze 70 denari tirate fino a metà coscia tremano ogni volta che muove un piede scalzo sul cuscino logoro. Il telecomando della TV è abbandonato accanto al suo fianco sinistro, ancora acceso sulla replica del talk show delle due. Io resto in piedi dietro di lei, cazzo duro già fuori dai pantaloni strappati ai polsi. Sento il fiato corto prima ancora di entrare. Le allargo le natiche con le mani sporche di lubrificante a base d'acqua, spingo dritto dentro senza girarci troppo intorno. Lei geme contro il cuscino imbottito male ma non si tira indietro - anzi solleva i fianchi verso di me come se avesse fame da giorni. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni ansimo spezzato mentre accelero col bacino contro le sue ossa sacrali scoperte dalla stoffa arrotolata intorno alle anche. Sudore sulla tempia destra mi cola nell'occhio ma non mollo presa sui suoi capelli raccolti malamente con un elastico rotto. Cambiamo posizione dopo venti minuti netti, ora sono seduto sul bordo del letto sfatto coi lenzuoli Bassetti spaiati, macchiati vicino alla moka stretta sul fornello spento da ore. Lei sale sopra lentamente - io decido quando accelerare, lo dico chiaro prima che cominci a ballarmelo dentro col ritmo dei suoi pensieri confusi. Ogni affondo produce uno schiocco umido amplificato dal microfono diretto. Alla fine scende piano e mi prende tutto in bocca finché sborro sulla punta della lingua ferma un attimo prima dello spasmo finale.