Prima volta in albergo selfie tremante sesso grezzo
Camera d'albergo, tende beige semiaperte, luce grigia di domenica mattina. Lei in reggiseno panna, smalto rosso scheggiato sulle unghie, riprende con il telefono. Il display mostra il selfie tremante, occhi lucidi, respiro corto. Lui entra nel campo, maglietta bianca sollevata, cazzo già duro. Lei abbassa la telecamera, la appoggia sul comodino. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura il primo gemito. Si spogliano in silenzio, stoffe che strisciano, bottoni che cadono. Il letto scricchiola quando lei ci sale. Lui si inginocchia, lecca la figa con calma. Lei guida la testa, spinge. Poi si gira, si mette a pecorina. Lui entra senza fretta. Il 85mm aperto a f/2.8 fissa i glutei che tremano. Lei sceglie il ritmo, alza una mano quando vuole rallentare. Sudore sulla schiena, peluria bagnata sul collo. Il ventilatore acceso a velocità due muove l'aria tiepida. Lei torna supina, lui dentro, spinte lunghe. Un capezzolo esce dal reggiseno, rosa acceso. Lei viene con un verso strozzato, gambe che si chiudono. Lui sborra sulle cosce, bianco denso. Restano fermi, respirano. La moka sul fornello spento, fredda. Nessun suono tranne il motore del ventilatore e il respiro rotto di lei. Lei prende il telefono, guarda il display. Cancella un video. Sposta una ciocca dal viso. Sorride appena. Poi chiude gli occhi. Il telefono scivola sul lenzuolo stropicciato. Fine ripresa. Nessuna parola. Solo pelle, calore, silenzio. Lei si gira verso il muro. Lui si alza, va in bagno. La porta si chiude. La luce cambia. Nessun finale. Solo dopo. La stanza sa di sesso, plastica surriscaldata, caffè vecchio. Il display del telefono lampeggia, batteria al 12 percento.