Prima volta della casalingha matura in bagno
Bagno illuminato dalla luce opaca della tarda mattinata entra dalle persiane semiabbassate. La vestaglia color panna giace accanto alla vasca, slacciata al secondo battito ma mai tolta completamente fino al blocco otto. Lei entra nel flusso dopo aver controllato il telefono spento sul lavabo - nessuna notifica WhatsApp disturbava la scena - poi si appoggia al bordo freddo del box doccia mentre lui la prende da dietro con spinte larghe. Basse. Il terzo rimane in ginocchio davanti, lingua sulla figa gonfia tra una stoccata e l'altra. Sudore sulla nuca, respiro spezzato a ogni colpo di reni. Telecamera mobile con stabilizzatore gyro tiene il primo piano fisso sull'anello d'oro al dito anulare sinistro - segno costante per la continuità - anche quando la ripresa cambia asse dopo il taglio dodici. Calze a rete nere tirate su troppo forte lasciano segni rossi sopra le caviglie ma restano integre fino alla fine della sequenza interna bagno. Il fonico chiede silenzio prima del battito tredici perché un camion passa sotto alle finestre aperte dove lo scooter aspetta col casco penzoloni dal manubrio. Lei sceglie il ritmo muovendo i fianchi all'indietro verso il cazzo che la spacca lentamente in due pezzi morbidi, caldi che sbattono uno contro l'altro senza fretta né pudore alcuno finché lui non sborra lungo le cosce nude coprendole fino ai peli pubici ben curati visibili nell'inquadratura finale fatta coi piedi scalzi premuti contro le piastrelle bianche sporche di acqua calcarea accumulata negli angoli da settimane forse mesi forse anni immobili nella routine quotidiana rotta solo oggi dall'eccesso improvviso che però nessuno commenta mai verbalmente soltanto gestualmente attraverso movimenti sempre più decisi finché tutto termina senza applausi senza ringraziamenti semplicemente così com'era cominciato quasi per caso quasi per errore quasi per necessità urgente ed evidente a tutti tranne forse ai vicini ignari oltre i muri sottili delle palazzine popolari romane costruite male negli anni Settanta ma funzionanti bene abbastanza per contenere gemiti soffocati rantoli brevi lamenti prolungati urla represse dentro bocche chiuse denti stretti labbra mangiate sangue bevuto saliva sparita sudore ovunque odore acre misto a deodorante economico spruzzato male stamattina prestissimo prima ancora che la moka stretta sul fornello facesse sentire quel fischio acuto che precedeva sempre qualcosa.