Fidanzata in uniforme blu navy mattina presto
Salotto di appartamento al secondo piano, tende semiaperte sulla strada rumorosa. Telecamera montata su treppiede vicino alla finestra registra tutto senza tagli. La fidanzata indossa un'uniforme scolastica blu navy con cravatta sbottonata. Maglietta. Bianca bagnata incollata al petto. Un bicchiere di Negroamaro mezzo vuoto è accanto ai suoi tacchi bassi sul pavimento laminato. Lui le tiene i capelli mentre lei apre la cerniera dei pantaloni con i denti e tira fuori il cazzo duro come cemento. Lo ingolla fino ai peli pubici, naso contro l'inguine, lacrime agli angoli degli occhi. Sudore le cola tra le scapole sotto la stoffa sintetica dell'uniforme. La lente grandangolare coglie ogni movimento della gola che pulsa attorno al cazzo grosso e venoso. Lei decide quando rallentare premendo una mano sul suo fianco sinistro - gesto chiaro senza bisogno di parlare - poi riprende più veloce, più profonda. Passano al divano sfondato in velluto verde oliva, lei piegata in due, culo alto verso la telecamera fissa che vibra leggermente a ogni colpo secco del bacino di lui contro le sue natiche arrossate. Il rumore umido delle palle che sbattono sotto risuona insieme allo squillo intermittente del microonde dalla cucina adiacente dove la moka è ancora stretta sul fornello spento ma caldo. Ogni fotogramma mostra dettagli reali, smalto rosso scheggiato sull'alluce destro appoggiato a terra tremante, calze autoreggenti slacciate penzolanti dalle cosce sudate, riflesso distorto dello specchio ovale sopra il camino spento dove si vedono solo mani aggrappate ai fianchi e collo teso all'indietro.