Casalinga infuocata sorpresa in cucina sabato sera
Angolo cottura con piastrelle bianche scheggiate e pensili laccati blu polvere. Un piatto di ceramica scheggiata abbandonato sul bancone accanto alla moka stretta sul fornello spento da ore. La vestaglia color salvia giace ai piedi del tavolo ingombro di chiavi della Vespa e un pacchetto di sigarette vuoto. Telecamera montata su cavalletto pieghevole registra tutto da altezza ginocchio - inquadratura fissa ma instabile per vibrazioni del palazzo vecchio quando passa il tram sotto casa sabato sera tardi. Lei entra scalza, capelli raccolti male con una matita rotta infilata dentro. Indossa solo mutande nere elasticizzate larghe sui fianchi e reggiseno sportivo grigio slacciato davanti. Lui arriva dal corridoio senza scarpe, pantaloni della tuta abbassati fino alle cosce mentre si avvicina da dietro premendo il cazzo duro contro le sue natiche nude attraverso la stoffa sottile delle mutande già umide all'inguine. Lei appoggia i palmi freddi al marmo freddo del lavandino mentre lui le morde la spalla sinistra lasciando un segno rosso vivo che pulsa alla luce fioca filtrata dalle persiane semiaperte rivolte verso cortile interno pieno di antenne TV dismesse e fili stesi con panni bagnati anche se non piove più ormai da mezz'ora circa ma l'umidità rimane attaccata ai vetri come sudore sulla fronte durante orgasmo prolungato intenso quasi doloroso tanto forte che lei urla senza voce stringendo i denti mentre viene sculacciata ripetutamente col palmo aperto destro calloso per lavoro manuale pesante settimana dopo settimana stipendio bassissimo affitto alto bollette infinite vita difficile però stanotte no perché stanotte decide tutto lei compreso quando fermarsi quindi indica dove posizionare il telefono prima che ricominci così lui torna indietro le solleva una gamba piegandola all'altezza del ginocchio spingendosi dentro senza fretta ma neanche dolcezza anzi brutale diretto deciso veloce sempre più veloce finché non sborra fuori subito dopo averla girata faccia a terra succhiandole il collo mentre ansima rumorosamente col naso ostruito dall'allergia primaverile tipica zona industriale Milano nord est area ex fabbriche chimiche ancora attive oggi domenica silenziosa tranne qualche cane randagio che abbaia distante oltre pareti sottili isolamento acustico zero nessuno sente nessuno vede nessuno sa illuminazione naturale residua dal balcone illumina solo metà viso sinistro di entrambi occhi chiusi bocca aperta lingua fuori respiro affannoso puzza lieve mista tra sudore vecchio sesso fresco plastica surriscaldata dello smartphone acceso lucido acceso registrando tutto per sempre forse qualcuno vedrà forse no comunque ora importa solo questo movimento continuo dei fianchi uno contro l'altro fino allo spasmo finale poi silenzio rotto solo dal ticchettio intermittente dell'elettrodome sulla parete destra sopra frigorifero vintage anni Ottanta modello Smeg celeste chiarissimo quasi identico al colore delle tende logore tagliate male troppo corte scoprono parte inferiore finestra sporca impronte digitali ovunque soprattutto vicino maniglia interna mai pulite bene perché chi ha tempo per pulire quando devi lavorare due turni fare la spesa correre prendere trenini autobus metro pagare rate prestito casa figli cresciuti ormai via casa solitudine improvvisa vuoto enorme poi arriva qualcuno rompe equilibrio precario lo spezza lo distrugge lo incendia lo brucia lo annienta lo risuscita.