Appartamento mattina presto telefono vibrante scopata grezza

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Sento l'umidità tra le cosce mentre il telefono vibra ancora sul comodino. Il display illumina per un attimo gli orecchini a cerchio dorati abbandonati accanto al bicchiere d'acqua mezzo pieno. È mattina presto, la luce rosa antico filtra dalle persiane semiabbassate. La telecamera montata sul cavalletto vicino alla libreria riprende tutto senza tagli. Io guardo dritto nell'obiettivo mentre lui esce dal bagno con il cazzo già duro in mano. Non parla. Sale sul letto con movenze pesanti, ginocchia che affondano nei materassi sfatti. Mi tira su la maglietta bagnata e succhia forte un capezzolo. Gemo col fiato corto, sento i denti sulla pelle tenera. Lui mi strappa via il perizoma nero. Infila. Due dita nella figa senza preavviso. Spingo i fianchi verso la sua mano, voglio di più subito. Lo guido dentro con una pressione sull'inguine. Entra fino in fondo con un colpo secco che mi fa sbattere la testa contro la parete dietro la testiera. Sudore freddo sulla nuca, respiro rotto ogni volta che sbatte dentro di me col bacino alto e veloce come ho chiesto io prima del ciak - io decido quando accelerare - non serve parlare perché sa cosa voglio adesso dopo settimane di prove silenziose davanti allo specchio dell'appartamento vuoto durante le pause delle riprese ufficiali mai firmate ma sempre girate lo stesso per questo canale privato dove nessuno controlla chi scarica o dove finisce il file originale registrato in diretta dal cellulare acceso sotto il cuscino sinistro mai spostato neanche dopo tre orgasmi consecutivi presi col lubrificante a base d'acqua versato direttamente dal flacone comprato al discount giù all'angolo vicino ai distributori automatici della metro fermata San Babila dove parcheggiamo sempre lo scooter rubando posto ai turisti ingenui convinti sia zona franca invece è territorio nostro da anni ormai ben segnato coi graffiti dei vecchi crew locali mai cancellati né denunciati perché qui nessuno chiama polizia quando qualcosa brucia troppo forte nel sangue come sta bruciando ora mentre urlo 'ancora', 'daje', 'fanculo', parole spezzate dal ritmo violento dei suoi fianchi contro i miei mentre tengo gli occhi aperti fissando la cinepresa fissa puntata addosso come fosse un testimone mutolo obbligato a registrare ogni gemito sincero ogni spasmo reale ogni stilla di sudore vero caduta sulla federa macchiata lasciata lì apposta così nessuno potrà dire che era tutto finto.