Matrigna tettona in albergo con vestaglia aperta

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Martedì pomeriggio in un albergo fuori città. La matrigna entra nella stanza, vestaglia color salvia aperta sul davanti. Si siede sul bordo del letto, gambe larghe, piedi scalzi sul parquet. Rivista usata sul comodino, copertina piegata, pagina 23 segnata con un dito. Lui entra, chiude la porta con un calcio. Lei non lo guarda subito. Si sistema i capelli, poi abbassa le spalline del reggiseno. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Tre macchine fisse, una sul comodino, l'altra davanti alla finestra, la terza a terra. Lei sceglie il ritmo. Lui si inginocchia, le bacia l'interno coscia. Lei apre ancora di più. Sudore sulla clavicola, respiro corto. La vestaglia scivola a terra. Lei si sdraia, lui sale sopra. Angolo ribassato, 85mm aperto a f/2.8. Poi cambio posizione. Lei in piedi, schiena al muro, lui la solleva. Gambe attorno ai fianchi. Cazzo dentro fino in fondo. Ogni spinta fa tremare il lampadario. Diffusione 1/4 sul primo piano. Lei morde il labbro, occhi chiusi, collo teso. Lui grida, sborra dentro. Lei resta ferma, piedi ancora sollevati. Poi scivola giù lentamente. Moka stretta sul fornello in cucina, fuoco basso. Lei raccoglie la vestaglia, la infila senza fretta. Rossetto rosa antico sbavato. Un anello d'oro al dito anulare. Silenzio. Solo il rumore del ventilatore. Lei si sistema i capelli. Lui accende una sigaretta. La scena finisce con il primo piano della rivista aperta. Pagine ingiallite. Titolo illeggibile. Solo una foto di profilo. Lei non guarda più. Il regista dice taglio. Lei annuisce. Fine del blocco. Continuità rispettata. Nessun segno di pausa.