Matrigna in cucina dopo il bucato sabato sera

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Cucina illuminata dalla luce grigio perla di un sabato sera tardi. La matrigna esce dalla lavanderia con il cesto del bucato, la vestaglia color salvia le scivola su una spalla. Lui la segue dal corridoio, la spinge piano contro il lavello. Lei si inginocchia senza fretta, le mani sulle sue cosce, la bocca che scende sul cazzo duro. Primo ciak, macchina fissa sul frigo, 85mm aperto a f/2.8, fuoco stretto sugli occhi di lei. Il regista cambia angolo a metà, passa al steadicam che segue il movimento verso il tavolo. Lei sceglie il ritmo, non si affretta, lo prende fino in gola, le labbra lucide, la saliva che cola. Lui ansima, le mani tra i capelli, poi si stacca, si siede sul tavolo di marmo, la tira su. Lei si gira, si abbassa sul cazzo, lo cavalca con movimenti lenti, la schiena inarcata. Il pompino riprende dopo lo stacco, in posizione laterale, lei in ginocchio sul pavimento, lui in piedi. La telecamera OTS da destra, lente 50mm, diaframma a f/2.0. Il primo sborro arriva in bocca, denso, caldo, lei lo tiene, poi lo lascia colare sul seno. Il secondo lo prende in figa, seduta sulle sue gambe, le natiche contratte. Il lubrificante a base d'acqua brilla tra le pieghe. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera, chiude gli occhi, annuisce. La chiave di casa è sul comodino in corridoio. La moka stretta sul fornello fischia piano. Un cambio d'abito in lavanderia, calze a rete appese alla maniglia. Tre macchine fisse, una sul comodino. Sudore sulla spalla, bassi attraverso il muro, la mano di lui alla gola. Lei annuisce. Fine ciak.