Mora italiana ingoia cazzo nero dopo cena
Salotto illuminato da luce tesa diagonale. Macchina fissa su cavalletto davanti al divano beige cipria. Ciak diciassette buono fin dal primo ciak. La mora entra nell'inquadratura con i sandali bassi, gli orecchini a cerchio dorati che oscillano leggermente mentre cammina verso di lui. Si ferma a mezzo metro dal suo petto nudo, lo guarda negli occhi prima di abbassarsi lentamente sulle ginocchia nude. Le mani afferrano la base del cazzo grosso come per misurarne il peso reale sotto la luce diretta del softbox posteriore. Primo piano ravvicinato con lente 85mm aperto a f/2.8 sulla punta che sfiora le labbra dischiuse. Lei lo prende fino in gola senza distogliere lo sguardo dalla cinepresa frontale montata su steadicam basso vicino al pavimento lucido di linoleum vecchio stile milanese. Sudore sulla tempia sinistra di lui mentre stringe i denti e non muove un muscolo. Il regista cambia angolo a metà pompino gridando 'OTS da destra'. Lei continua senza interruzione neanche per respirare profondamente. Un cuscino di velluto stropicciato viene sistemato sotto la sua testa per migliorare l'allineamento della nuca rispetto alla cornice dell'obiettivo principale. Il fonico chiede silenzio prima del secondo ciak ma nessuno risponde perché già partiti col ritmo giusto. Lei sceglie il ritmo, decide quando fermarsi e quando accelerare usando solo pressione delle guance piene e movimenti circolari della lingua attorno alla corona gonfia pulsante. Dopo cena ha tolto tutto tranne gli orecchini ed è rimasta scalza coi polpacci contratti ogni volta che deglutisce forte. Moka stretta ancora calda sul fornello acceso della cucina semiaperta visibile alle spalle dei due performer attraverso porta scorrevole parzialmente oscurata da tendina trasparente leggermente mossa dall'aria condizionata spenta ma rumorosa nei microfoni direzionali fissati al boom sopra la scena principale.