Vicina bionda minuta in terrazza estiva cavalca
Terrazza al secondo piano, vista sul cortile interno, domenica mattina. La luce del sole taglia diagonale, riflessi azzurri dalla piscina del palazzo accanto. Lei entra con il costume bagnato addosso, gocce che scivolano lungo le cosce, capelli umidi incollati alla nuca. Si siede sul lettino di legno, slaccia il laccio del costume sopra il seno. Lui arriva dal salotto, piedi nudi sulle piastrelle calde. Si siede sul bordo, la guarda. Lei annuisce, si alza, sale a cavalcioni. Il 85mm aperto a f/2.8 tiene tutto il primo piano, la pelle dorata, il costume bagnato che scivola via. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Lei sceglie il ritmo, spinge giù con le cosce, lo prende tutto. Sudore sulla fronte, orecchini a cerchio dorati che dondolano. Lui tiene i fianchi, spinge su. Lei si gira, schiena al sole, inizia a muoversi avanti, indietro, il culo in controluce. Poi scende, si piega sul tavolo di legno scuro, gambe larghe. Lui entra da dietro, mani sulle anche. Il posacenere di vetro pieno trema sul tavolo. Lei afferra il bordo, spinge indietro. Il tessuto del costume in ruggine è abbandonato sulla sedia. Moka stretta sul fornello, non toccata. La telecamera fissa il primo piano delle natiche, il movimento regolare, il cazzo che entra e esce. Lei ansima, morde il labbro. Lui accelera, afferra i capelli. Lei chiama stop, si gira, sorride. Fine del ciak. Lei si riallaccia il costume, prende il caffè. La luce cambia, il sole scende. Nessun suono tranne il respiro pesante e il canto dei passeri. Lei si alza, entra in casa. Lui rimane seduto, asciuga il cazzo con il telo. La scena regge, tira bene, vende l'idea.