Fidanzata bionda occhi azzurri in uniforme pecorina
Io mordo il labbro inferiore mentre sento la stoffa dell'uniforme sfregare sui capezzoli turgidi. La luce grigia dell'alba filtra dalle tapparelle abbassate a metà illuminando le venature del parquet vecchio. Ho i capelli bagnati incollati alla nuca sudata dopo aver camminato scalza dalla doccia fredda fino qui. Il suo cazzo entra senza fretta ma con peso pieno dentro la figa già gonfia e scivolosa di umori misti al lubrificante a base d'acqua che ho versato poco prima col pollice tremante. Ogni affondo mi spinge avanti ma tengo saldo l'appoggio delle ginocchia larghe come richiesto dal set design voluto chiaro fin dall'inizio. Sento la lingua amara del caffè bevuto male dieci minuti fa mescolarsi al fiato corto che esce dai denti serrati. Lo specchio sopra il cassettone mostra solo metà della scena - spalle curve goccianti di condensa estiva precoce. Smalto. Rosso scheggiato su tutte le unghie dei piedi puntati verso il soffitto screpolato. L'obiettivo da terra usa un ottanta cinque millimetri aperto a f/2.8 per isolare i muscoli delle cosce che vibrano ad ogni colpo secco del bacino contro le mie natiche arrossate ormai calde come brace viva sotto il sole immaginario della terrazza mai raggiunta oggi perché abbiamo preferito restare chiusi qui dentro dove tutto è controllabile tranne me stessa quando accelero volontariamente io decido quando accelerare per farmelo entrare più profondo strappandomi un gemito strozzato registrato pulito grazie al microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno strappato via subito dopo la pausa WhatsApp rimasta in standby sullo smartphone posizionato tra le mutandine buttate vicino alla moka stretta sul fornello acceso da ventidue minuti secondo la lancetta ferma del timer murale.