Bionda minuta al sole della piscina romana
Io sento il calore del cemento contro la schiena mentre lui mi sfiora le cosce con le mani ruvide dal lavoro in giardino. Il sole martedì pomeriggio brucia tra gli ulivi ma qui all'ombra del pergolato è tutto controluce, sudore lento. Ho ancora il costume intero color salvia addosso però slacciato sui fianchi, le spalline penzolano come cavi abbandonati dopo un blackout. La cinepresa è ferma su un treppiede vicino al bordo vasca, obiettivo 85mm aperto a f/2.8, inquadra solo me dal bacino in su mentre lui preme avanti. Sento il suo fiato spezzato sul collo, poi i denti che sfregano appena sopra la clavicola sinistra. Non parliamo ma ci guardiamo attraverso lo specchio d'acqua mosso dai nostri movimenti. Il lavalier nascosto sotto il costume registra ogni gemito strozzato, ogni volta che trattengo respiro prima di venire. Una tazzina di caffè freddo vibra sul tavolo di vetro quando urtiamo per caso la sedia accanto. I miei talloni scavano solchi nel telone blu steso per proteggere il pavimento dalle gocce salate della piscina. So che devo decidere io quando accelerare quindi muovo i fianchi verso l'alto e stringo forte intorno al suo cazzo fino a sentirlo tremare. Alla fine resto immobile con gli occhi chiusi mentre lui si ritira lentamente e io apro bocca per prendere aria come se fossi appena risalita da dieci metri sotto fondo. Le cicale non hanno mai smesso di cantare neanche un secondo ma adesso sembra più profondo tutto quanto - persino il silenzio ha peso qui fuori nel pieno agosto romano dove nessuno chiama nessuno perché tutti sanno cosa sta succedendo nell'angolo ombreggiato del terrazzo.