Lubrificante sulle dita in albergo kinky
La luce della tarda mattinata filtra dalle tende sottili dell'albergo, un alone giallo sui lenzuoli stropicciati. Io sono inginocchiata sul bordo del materasso, le ginocchia aperte, lo smalto rosso scheggiato che brilla contro il cotone bianco. Il perizoma in pizzo macramé è già a terra accanto alle carte da gioco sparse sul tavolino basso. Lui sta dietro di me, mani ferme sui fianchi, aspetta il mio via. Sento la punta del suo cazzo premere appena all'ingresso mentre io spingo indietro lentamente. Lubrificante freddo tra le labbra del buco, poi calore improvviso che si diffonde verso l'ombelico. Ogni volta che accelera io sollevo una mano. Lui. Si blocca subito - so cosa voglio e lo dico chiaro. La telecamera fissa sopra il comodino riprende tutto in primo piano ravvicinato con diffusione 1/4 sul primo piano per non perdere un fremito delle labbra attorno al glande lucido. Respiro corto, fiato sulla spalla sinistra mentre lui entra fino in fondo senza fretta. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni gemito strozzato quando tiro fuori le dita bagnate dalla figa per massaggiarmi il clitoride gonfio. Sudore sulla fronte, collo piegato all'indietro come se pregassi verso un dio oscuro che solo noi conosciamo qui dentro queste quattro mura anonime col frigo bar spento e la valigia ancora aperta ai piedi del letto matrimoniale illuminato dalla finestra socchiusa su uno scorcio di tetto romano visto dal secondo piano senza ascensore né nome sulla porta blindata color mogano scuro col battente arrugginito dove nessuno verrà mai a disturbare perché abbiamo pagato per due giorni interi senza dover dare spiegazioni a nessuno tranne al portiere muto che ha fatto finta di nulla quando ci siamo incrociati ieri sera dopo cena coi bicchieri vuoti ancora nel vassoio davanti alla reception abbandonata alle undici precise.